Se dico Indonesia cosa vi viene in mente? Io, fino a pochi giorni fa, immaginavo solamente splendide spiagge, sole, relax, in un Paese più povero del nostro, e pensavo al numero sempre più crescente di prodotti targati “Made in Indonesia” che si possono trovare facilmente anche qui da noi. Ma potrà essere solo ciò?! Certo che no, ed è per questo che mi sono messa alla ricerca dei differenti sviluppi della creatività in questo Paese dall’altra parte del mondo.
Nel nostro viaggio virtuale partiremo dallo stile dei ragazzi, da come vanno vestiti per strada. Ve li immaginate abbigliati come andavate voi dieci anni fa? Oppure con i costumi locali? Ebbene sì, immaginiamo male (anche io me li figuravo così!).
1° scoperta : Ci sono parecchi indonesiani davvero stilosi! Per farsene subito un’idea basta un click su http://jktstreetlooks.blogspot.com/ o http://indonesia.lookbook.nu/#more o http://www.streetpeeper.com/ (selezionando Jakarta fra le diverse città) e noterete immediatamente come siano fashion addicted al pari dei ragazzi del resto del globo, o forse anche di più! Interessante è osservare come accostino abiti di Zara o Forever 21 a capi vintage e sartoriali, come la giacca della prima ragazza sulla sinistra, realizzata in un tessuto tipico dei costumi tradizionali.

2° scoperta : ci sono diverse manifestazioni legate al mondo del fashion, in particolare due settimane della moda, a Bali e Jakarta, e un’altra serie di eventi simili, come il Jakarta Fashion & Food Festival. Sono tutti documentati da un blog, punto di riferimento di tutte le ragazze indonesiane. Si tratta di http://www.fashionesedaily.com/, curato da un gruppo di giovani appassionate di moda e bellezza, in cui si trova di tutto, dalle sfilate di designer locali, ai look delle redattrici, agli articoli sulle celebrities di fama mondiale. Io l’ho trovato utilissimo per farmi un’idea di come viene percepita la moda in Indonesia.

Ecco alcune immagini dalle sfilate della primavera-estate 2009, la prima è Lenny Agustin, che crea abiti molto divertenti e spiritosi, ricchi di colore, fiori e volant, che ricordano lo stile giocoso di Agata Ruiz de la Prada. Citazionismo per Harry Ibrahim, che si ispira alla storia, in particolare all’Antica Grecia, realizzando splendidi abiti da sera drappeggiati, in seta, tulle e chiffon, cui aggiunge dettagli preziosi. Priyo Oktaviano si è occupato invece della donna al lavoro, rivisitando l’accoppiata camicia-gonna, rendendole una sorta di architettura da indossare dal sapore futurista, completate da cappello e tacchi vertiginosi, rigorosamente total white.
3° scoperta: I cappelli-ombrello. Di Rusli Tjohnardi, se ne è già parlato anche in Italia, ma credo valga la pena citarlo anche qui, visto che le sue creazioni per questa stagione sono particolarmente ardite. Ha presentato infatti una collezione che definirei anti-pioggia. Non si può certamente rimanere indifferenti di fronte ai suoi fantasiosissimi cappelli-ombrello, che accompagna a texture floreali con dettagli in plastica, abitini dai colori accessi e mantelle trasparenti.

Un’altra designer che mi ha colpito è la giovanissima Selphie Bong (21 anni). La collezione che più mi ha affascinato è quella dello scorso inverno, che ha presentato a Londra. Nei suoi abiti si possono trovare richiami all’Art Nouveau, insieme a elementi tradizionali della cultura indonesiana, come il batik, che danno un tocco esotico a queste creazioni di grande effetto. Anche nell’ultima collezione, Crisaore, sono presenti richiami alla terra d’origine della designer, dati dalle applicazioni, dai gioielli e dalle fantasie, che Selphie sa sapientemente utilizzare per realizzare capi unici nel loro genere.

Ogni stilista ha il proprio marchio di fabbrica e anche Nikicio ha il suo, tre cerchietti che contengono il suo nome, impressi nel retro di tutte le sue creazioni. Si tratta di un brand nato tre anni fa e i suoi capi si pongono come obiettivo quello di durare per più di una stagione, realizzati con tagli classici e costruzioni di alto livello. La palette dei colori è decisamente minimale: bianco, nero, grigio, blu, con qualche tocco di colore e qualche fantasia.

Ha anche una seconda linea che propone una serie di pezzi che possono essere abbinati, separati, smontati, a creare infiniti abbinamenti.
4° scoperta: Nei vostri acquisti prediligete assolutamente i capi in cotone? Ecco quello che fa per voi: Cotton.Inc. Abiti portabili, comodi, adatti a tutti i giorni. Essenzialità assoluta è la parola chiave, insieme a ruvido e grezzo, perchè, secondo i creatori, la bellezza grezza è l’essenza più pura della donna. Presentano una serie di t-shirt ampie, da portare anche come vestiti e da personalizzare con spille e accessori rigorosamente in cotone. Bellissime le collane realizzate con striscioline di tessuto o gli scialli pieni di frange, esempi perfetti di come creare un look alternativo con un materiale basico.

A proposito di collane, vale la pena menzionare anche le creazioni di The Institute’s, acquistabili su http://katallog.multiply.com. Mi hanno colpito due collane, entrambe realizzate in pelle nera e arricchite da cerniere. Sono realizzate tutte a mano e sono perfette per dare un tocco aggressive e rock anche ad una mise semplice.
5° scoperta: MODA + ARTE: Biasa
Appena si entra nel sito ci si trova subito di fronte ad una scelta: fashion o art? Mi viene subito in mente Miuccia Prada, che è stata una dei primi stilisti a legarsi al mondo dell’arte, istituendo anche una Fondazione e ho trovato questo binomio anche in Biasa. Per quanto riguarda gli abiti, sono ideali per una vacanza al mare, magari proprio in una bella località esotica. Cotone, lino e seta delle migliori qualità sono alla base di tutti i capi, sia per l’uomo che per la donna. Possono essere indossati a strati, adatti sia per occasioni casual o più eleganti, sia per la spiaggia che per una cena estiva. Insomma, se cercate l’abbigliamento perfetto per i vostri viaggi, per stare freschi ed essere al tempo stesso alla moda, Biasa è quello che fa per voi; peccato che non abbia ancora aperto un negozio on-line…Se vi piacciono proprio le sue creazioni, l’unico modo è, ahimè, farvi un bel viaggetto in Indonesia!

Ma veniamo ora all’arte, con http://www.biasaart.com/. Il brand ha dedicato all’arte appositi spazi a Bali e Jakarta.

Dal 2005 sono state ospitate diciotto mostre, in cui comparivano insieme le opere di artisti indonesiani e stranieri (tra cui anche l’italiano Filippo Sciascia), portando nello stesso spazio gruppi di età, origini e formazione differenti.
6° scoperta: ci sono artisti pop anche in Indonesia. Partendo dal sito di Biasa, sono arrivata a quello di Indieguerillas, che ha realizzato divertenti toys, che mimano gli stereotipi locali e non; uno ritrae un hooligan, un altro una cantante Dangdut (genere musicale indonesiano) e un altro ancora un’attrice di soap opera per teenager locale.

Decisamente pop, nei loro lavori inglobano spesso elementi della cultura di massa, dalle scarpe Nike, alla celebre copertina dei Sex Pistols con la regina Elisabetta, alle Marilyn colorate e altre opere di Warhol. Potete trovare altre immagini all’indirizzo http://www.flickr.com/photos/gerilyawan.
Angki Pu definisce i suoi lavori “freestyle”, inteso come libertà di sperimentare con diverse tecniche fotografiche, dal collage, alla registrazione all’uso dello scanner. Prende diversi oggetti, appartenenti a sfere completamente differenti e li mette insieme, come un melone con all’interno un soldatino. (Lo trovate anche su http://www.behance.net/angkipu).

Cambiamo ora ambito per dedicarci alla grafica. In questo caso ho trovato molto utile il social network www.deviantart.com, dove chiunque può postare i propri lavori, spaziando dalla fotografia, alla grafica, ai manga, fino alla letteratura.
Qui ho trovato Riski Priya, che realizza grafiche dai colori vivaci e divertenti, che ha posto ovunque, sui muri, sulle sneakers e sulle t-shirt, che ve ne pare del risultato?

Grafica + fotografia è l’accoppiata vincente che caratterizza il lavoro di Munkymuck. Si definisce un artista psichedelico e direi che possiamo dargli ragione vedendo le sue opere: colori brillantissimi, quasi accecanti, formano dei fluidi che vanno ad interagire con i personaggi immortalati dalla fotografia.

A me è piaciuto particolarmente il lavoro intitolato Psyche, in cui viene rappresentata la mente umana: è stata collocata al centro dell’universo; il volto si sta smaterializzando e mostra tutto ciò che c’è all’interno, con elementi naturali insieme ad artificiali, oltre a liquidi non ben identificati (a me sembra cioccolato!). Anche nell’opera a destra è chiaramente visibile come all’artista piaccia far interagire insieme elementi naturali e artificiali, come in questo caso un albero e un gruppo di fasci che sembrano uno strano alieno proveniente da chissà dove.
7° scoperta: t-shirt “impegnate”. Come abbiamo visto, esistono grafici pieni di risorse anche in Indonesia, e molti si dilettano anche nell’ideazione di stampe per magliette. In particolare se ne occupano, riuscendoci piuttosto bene, Teguh Budi Octavianto e il suo studio, Anakost. Le loro t-shirt sono particolarmente interessanti, poiché trattano anche tematiche sociali e politiche, risultando al tempo stesso sfiziose e per nulla seriose. (anche su http://www.behance.net/anakost.

8° scoperta: T-shirt per tutta la famiglia! Avete figli, fratelli, cugini o figli di amici piccoli e magari è tempo di far loro un regalo? Oppure dovete portare un presente ad un’intera famiglia? Ecco qua un’idea carina: body, magliette e tutto il necessario per neonati, bambini, ragazzi e adulti, personalizzati da Zaralde con simpatiche scritte. Ci sono le t-shirt per la mamma e il papà, con scritto “Io sono il boss”, quelle per sorelle e fratelli, oltre ad una serie di borse e bustine per contenere tutto ciò che serve per la cura dei piccoli.

9° scoperta: Magazine! Su http://www.vektorjunkie.com/mag.html si può scaricare in PDF il magazine Vektorina, che si occupa di graphic design e che, fortunatamente è scritto in inglese.

Dico questo perchè ho trovato anche un altro giornale online che, nonostante sia molto interessante, è scritto nella lingua locale, quindi è utile solo per le immagini e, per approfondire gli argomenti trattati, è necessario fare un po’ di ricerca in altri siti. Sto parlando di IF Media. Nel primo numero di giugno si parla, ad esempio, di tatuaggi, dei mezzi di trasporto a Jakarta e di cinema. Ci sono anche la fotografia, con un servizio su una delle fotografe più importanti del Paese, Nicoline Patricia Malina, e la moda, con Madness, un progetto seguito da tre giovani fashion designer, di cui parleremo tra poco. Il sito mi piace anche perchè ci sono diversi filmati con interviste e approfondimenti, peccato solo che può apprezzato appieno solo da chi conosce l’indonesiano!
Sfogliando virtualmente il servizio sui tatuaggi, ho notato il nome della fotografa: Stephany Yaya Sungkharisma. L’artista, oltre al servizio per IF Media, ha realizzato diverse collaborazioni, come con Cosmo Girl Indonesia, con Supakunza (graphic designer) e con la band Santa Monica; ha anche partecipato a diverse mostre, tra cui la Biennale di Jakarta. Sicuramente una fotografa da tenere d’occhio!

Altro nome importante per la fotografia di moda, è Nicoline Patricia Malina, che nel 2009 è stata premiata come miglior giovane fotografa dell’anno da ELLE Indonesia ed ha già una certa fama anche a livello internazionale. Tra l’altro ho scoperto che ha anche realizzato un servizio per Repubblica già qualche anno fa, diventerà una collaboratrice fissa delle migliori testate di moda italiane? Staremo a vedere!

Ma torniamo a parlare del progetto di moda cui avevamo accennato prima, Madness. Si tratta di tre giovani fashion designer di Jakarta, che hanno deciso di mettersi insieme e di far lavorare il loro lato oscuro, convinte che ognuno abbia due personalità opposte e che quella più nascosta e “cattiva” possa produrre qualcosa di creativo. Nei loro lavori c’è qualcosa di surreale, che proviene direttamente dai loro sogni, un tocco di follia, ed è per questo che la collezione è piena di cose inaspettate.

Devo ammettere che sfogliando il lookbook, ho quasi avuto un po’ paura, perché si respira un’atmosfera decisamente tetra, sembra che stia per essere fatto un rito magico, le modelle appaiono come delle streghe e il catalogo un libro di pozioni. Piume, pelle, legno e fantasie etniche, sono questi gli ingredienti che, mescolati nel grande pentolone delle tre streghe-stiliste, si trasformano in splendide collane che sembrano provenire da una popolazione arcaica, ma con un sapore molto attuale. Ci sono poi i calzari, realizzati in cuoio, con applicazioni in tessuto, e le borse, ricoperte di piume, oltre ovviamente all’abbigliamento.
Siamo ormai giunti alla fine del nostro viaggio, ma manca ancora qualcosa per delineare un percorso sulla creatività dell’Indonesia: la musica.
10° scoperta: d’ora in poi nella mia playlist ci saranno anche band indonesiane e Myspace è il fautore del nostro incontro!
Durante la realizzazione di questo post, mi cullavano le melodie di Santa Monica; un duo, un lui e una lei, che danno una bellissima definizione del loro suono: la versione musicale di un viaggio nelle avventure di Alice nel paese delle meraviglie. Nelle loro canzoni si può trovare un mix di pop, bossanova, elettronica e valzer e se vi piacciono My Bloody Valentine e le colonne sonore della Disney, ve li consiglio vivamente.

Se invece ascoltate solitamente il brit pop di fine anni ‘90, potete ascoltarvi qualcosa degli Elixer; a me piacciono “Antara Dua Dunia” e “One”, mentre le altre due canzoni hanno un sound un po’ troppo smieloso per i miei gusti, voi che ne pensate?

Mi sono piaciuti anche gli Aftermiles, indie band di Jakarta, che individuano come loro predecessori i Buzzcocks, gli Smiths, i Libertines e i Beatles.
Troveranno un posto nel mio I-Pod anche gli Scientifc 4, visto che sto ballando davanti al computer mentre ascolto “Dance with me”! Come avrete già osservato da soli, la maggior parte delle giovani band indonesiane si rifà al pop inglese, e anche loro non sono da meno, ispirandosi a Colplay, The Cure e U2.

Fanno indie pop pure i Monkey to Millionaire, con canzoni dal ritmo allegro e divertente, ideali da ascoltare in macchina con gli amici.
Siamo giunti alla fine del nostro viaggio attraverso l’Indonesia, passando per la moda, l’arte, la grafica, la fotografia, fino alla musica. Sicuramente ci sarebbe stato ancora molto altro da dire, ma probabilmente se avessi continuato ne sarebbe uscito un libro; perciò mi fermo qui, sperando di avervi fatto venire voglia di andare a visitare prima i siti segnalati e poi, perché no, l’Indonesia, per toccare con mano un sacco di cose che per il momento ci tocca osservare solo dallo schermo di un computer a migliaia di chilometri di distanza.
Giulia Gardini